O sole mio - Eduardo Di Capua - Edizioni Duemme

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Questo libro è qualcosa di più di una biografia, è una vita che rinasce,  rinarrata e rivista, nei racconti, nei dipinti e nelle sculture di  artisti, scrittori o semplici amanti della scrittura, che si sono  ispirati ad alcune delle canzoni di Eduardo di Capua. Come dice Marilena  Lucente nella sua introduzione alla seconda parte di questo libro,  "Eduardo di Capua ha sempre composto le sue musiche partendo da testi  scritti. Gli amici, gli autori, i poeti gli passavano fogli pieni di  parole e solo lui sapeva come tradurre quei segni sulle carte in note  musicali. Circolarmente, siamo partiti dalle canzoni e siamo arrivati ai  racconti.” E di nuovo alle immagini, le stesse che hanno suggestionato i  poeti e appassionato il Maestro Eduardo di Capua.

Ciro Daniele
Antonio Raspaolo

Eduardo di Capua
L'Amleto della Canzone

a cura di Domenico Demasi

€ 18,00

Brossura, pag. 200
Codice ISBN 978-88-9757742-3


Introduzione alla seconda parte

Che bella cosa scrivere insieme racconti. Questi racconti poi, che nascono da canzoni che tutti hanno ascoltato, cantato o suonato, e che noi, per una serie felice di coincidenze abbiamo invece letto e riscritto, come se fossero nostre, soltanto nostre.
I testi sono quelli musicati dal Maestro Eduardo di Capua, scritti da diversi autori della poesia napoletana, che le Autrici e gli Autori di questa antologia hanno riscritto in totale libertà. Noi è qui il pronome personale che mette insieme i partecipanti al Laboratorio di Scrittura creativa e alcuni tra i più costanti animatori del Circolo dei Lettori di
Cose d’Interni di Capua.
L’idea di scrivere testi – ricordi, emozioni, storie - partendo dall’ascolto di una canzone del Maestro è stata di Giuseppe Bellone e Domenico Demasi, pronipote del musicista. È stato facile e naturale dirgli di sì.
La scrittura però è cosa più complessa: insieme all’ispirazione e al desiderio ci sono la fatica, i ripensamenti, le letture condivise, correzioni.
Sino ad arrivare a questi racconti che state per leggere. Ogni canzone una storia, ogni storia una possibilità di essere riscritta, reinterpretata, attualizzata. Non solo il sole, ma anche le malvarose e le carcioffole, le finestre, le donne e naturalmente l’amore, anzi l’ammore, come avrebbe cantato di Capua. La città di Napoli come una musica di sottofondo, un vento che nasce in un vicolo e si spinge per il mondo.
Questi racconti hanno al centro episodi realmente accaduti, altri “inventati dal vero”, come ci ha insegnato un altro grande della musica italiana, altri ancora pieni di immaginazione, che dalle canzoni hanno preso appena una suggestione, una nota, un’immagine.
Eduardo di Capua ha sempre composto le sue musiche partendo da testi scritti. Gli amici, gli autori, i poeti gli passavano fogli pieni di parole e solo lui sapeva come tradurre quei segni sulla carta in note musicali.
Circolarmente, siamo partiti dalle canzoni e siamo arrivati ai racconti. Mettendoci dentro la stessa passione. Pe’ ll’aria fresca pare gia’ na festa.

Marilena Lucente
Introduzione di Gianni Cesarini

Pressoché dimenticato a Napoli, Eduardo di Capua è famoso in tutto il mondo. Le note della sua “‘O sole mio!” sono un emblema della canzone napoletana. È stato compositore prolifico, oltre 270 canzoni, tra le quali molte di successo duraturo e senza confini. Il connubio con lo sfortunato Vincenzo Russo, autore di versi indimenticabili di canzoni come “‘I te vurria vasà” e “Maria Marí!”, resta tra quelli più importanti della storia della canzone partenopea. S’avvertiva la mancanza e l’urgenza di uno studio su di Capua che rivelasse gli aspetti fondamentali della sua vita artistica e privata con precisione e dovizia di dettagli. Uno studio che portasse all’elenco pressoché completo delle sue composizioni.
Per fare questo era necessario il lavoro di due veri studiosi e ricercatori.
E non quello di personaggi che si limitano al copia e incolla di materiale presente in Web e alla ripresa di dati già presenti nella vasta bibliografia della canzone napoletana.
Due ricercatori e studiosi mossi da una genuina e incrollabile passione e alieni all’ambito accademico, universitario, e quindi a priori esclusi da un certo giro d’influenze e di affari.
Ciro Daniele e Antonio Raspaolo, il primo di mia antica conoscenza e collaboratore in tutti i grandi lavori da me fatti al tempo che mi dedicavo a scrivere sulla canzone. Già autori di varie monografie e oggi firmatari di questo libro su di Capua.
Libro importante per la ricchezza di dati in buona parte inediti e racconto di eventi. Tocca in profondità il mondo dei posteggiatori, dei concorsi canori, degli editori...
Mentre ero a cena con dei colleghi statunitensi e irlandesi ho potuto verificare personalmente quanto sia diffusa nel mondo la musica di Eduardo di Capua. Come talvolta faccio in occasioni conviviali, ho chiesto se conoscessero la musica di Eduardo di Capua. Ad una prima reazione dubbiosa e incerta, è seguito un esclamativo “Oh, Yeah! We know it!” non appena ho accennato il motivo di una canzone. “Cornetto!” mi hanno detto, e di fronte alla mia espressione interrogativa, mi hanno spiegato che fin dagli anni settanta nei paesi anglosassoni circola la pubblicità di un gelato, a noi in Italia ben noto, che ha come colonna sonora proprio quel motivetto che gli avevo canticchiato: ‘O Sole mio! I miei colleghi più ferrati poi mi hanno citato persino It’s Now or Never cantata da Elvis Presley o addirittura Pavarotti e Bocelli.
Ma credo che prima di cominciare la prefazione a questo libro debba dichiarare il mio conflitto d’interesse: sono il pronipote, per parte di mia madre, di Eduardo di Capua. Ciò basti a giustificare qualsiasi tono enfatico dovessi utilizzare.
All’inizio del 2017, pensando all’imminente centenario della morte di Eduardo di Capua, pensai che ci sarebbe stato bisogno di un esperto delle canzoni napoletane, ed in particolare della produzione musicale di Eduardo di Capua, per poterlo celebrare degnamente. Fu allora che mi ricordai di aver letto sul web un articolo in cui si annunciava che Ciro Daniele, appassionato ricercatore della storia della canzone napoletana, stava scrivendo una biografia proprio sul mio bisnonno.
Confesso che quell’articolo mi provocò sentimenti contrastanti. Prima di tutto gelosia per il fatto che un’altra persona stesse lavorando alla realizzazione di un sogno che credo di aver avuto fin da adolescente, quando incominciai a capire l’importanza del mio avo e, come molti a quell’età, avevo velleità di narratore; tuttavia provavo anche ammirazione e gratitudine per il fatto che qualcuno si stesse occupando, finalmente, della biografia di Eduardo di Capua. E in particolare nell’anno del centenario della sua morte. Questo mi permise di non rimuovere completamente quell’articolo, ma anzi addirittura di conservare in un angolo della mia mente il nome di colui che si stava occupando di questa faccenda, cosa che è già eccezionale di per sé, in quanto la mia capacità di ricordare i nomi dopo averli ascoltati o letti la prima volta è prossima allo zero.
Mi attivai quindi per cercare di contattare Ciro Daniele, convinto che il libro fosse già in via di pubblicazione, se non già uscito senza che io lo sapessi. E lo feci tramite mio zio. Aspettai dei giorni prima di chiamarlo, necessari a superare la mia innata ritrosia e difficoltà nei contatti telefonici. Ciro mi disse che sì, stava scrivendo la biografia di Eduardo, insieme al suo amico e collaboratore Antonio Raspaolo, anch’egli appassionato cultore della storia di Napoli. Azzardai a chiedergli a che punto stava e capii che non solo non era ancora finita, ma non c’era ancora un editore disposto a pubblicarla (in quell’occasione intuii anche il rapporto conflittuale che Ciro ha con le case editrici, cosa che traspare anche in diversi punti di questo libro).
Ciro Daniele, studioso della canzone napoletana, dirige il Centro studi sulla Canzone Napoletana dell’associazione I Sedili di Napoli onlus, ha collaborato con l’Archivio Storico RAI della Canzone Napoletana e con la rivista musicale «L’Isola che non c’è». I suoi contributi sono citati nei testi: «La canzone napoletana» di Pietro Gargano e Gianni Cesarini (Rizzoli - 1984), «Biografia di Roberto Murolo» e «Album per il 50° della morte di Salvatore Di Giacomo» di Gianni Cesarini. Ha curato l’elenco delle canzoni in appendice ai volumi dedicati a Giovanni Capurro (di Mimmo Liguoro) e ad Aniello Califano (di Nino Masiello). Ha pubblicato le biografie del celebre Vincenzo Russo (Magmata - 2004), del poeta Pasquale Ponzillo, del poeta Giuseppe Capaldo e del poeta Francesco Mario Russo. Insieme allo studioso Pietro Damiano, sta lavorando alla biografia del musicista Giovanni Ingenito.

Antonio Raspaolo, studioso del patrimonio musicale partenopeo, è socio fondatore dell’associazione Gran Bazar Culturale e dell’associazione I Sedili di Napoli onlus. Ha curato le mostre: “La canzone napoletana - Dalle prime incisioni alla digitalizzazione”, e “Storia e canzoni - La canzone napoletana attraversa l’unità d’Italia”. Con l’amico Ciro Daniele ha pubblicato la biografia del poeta Giuseppe Capaldo e di prossima pubblicazione Salvatore Gambardella, Giuseppe Tetamo e Francesco Mario Russo, in programma quella di Antonio Barbieri.
L’obiettivo è la divulgazione del vasto mondo relativo alla classica napoletana.

Domenico Demasi è nato nel ‘66 sotto il segno del Cancro (ma sia chiaro, avendo una educazione scientifica, non crede negli oroscopi!) in Puglia, da padre calabrese e madre napoletana, ed è vissuto al centro del golfo di Napoli; insomma, un meridionale puro. Pur essendo il suo romanzo preferito “L’uomo senza qualità”, si occupa della Qualità dei medicinali e vaccini prodotti da una multinazionale farmaceutica, un lavoro che gli dà l’opportunità di confrontarsi con persone delle culture più disparate, e della qualità della vita di una moglie e due figli. È un chimico che ama leggere di tutto e vorrebbe vivere nella casa di Montalbano. Non sa suonare nemmeno uno strumento musicale, nonostante sia il pronipote di Eduardo di Capua, l’autore delle musiche di "‘O sole mio!", "I’ te vurrai vasa'" e "Maria Mari’”.
Ha partecipato al laboratorio di scrittura creativa tenuto dalla scrittrice Marilena Lucente.
Si è classificato con un suo racconto inedito tra i primi cinque finalisti al Premio Letterario Nautilus del 2020
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