O sole mio - Edizioni Duemme

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O sole mio

Ciro Daniele
Antonio Raspaolo

Eduardo di Capua
L'Amleto della Canzone

a cura di Domenico Demasi

€ 18,00

Brossura, pag. 200

Questo libro è qualcosa di più di una biografia, è una vita che rinasce, rinarrata e rivista, nei racconti, nei dipinti e nelle sculture di artisti, scrittori o semplici amanti della scrittura, che si sono ispirati ad alcune delle canzoni di Eduardo di Capua. Come dice Marilena Lucente nella sua introduzione alla seconda parte di questo libro, "Eduardo di Capua ha sempre composto le sue musiche partendo da testi scritti. Gli amici, gli autori, i poeti gli passavano fogli pieni di parole e solo lui sapeva come tradurre quei segni sulle carte in note musicali. Circolarmente, siamo partiti dalle canzoni e siamo arrivati ai racconti.” E di nuovo alle immagini, le stesse che hanno suggestionato i poeti e appassionato il Maestro Eduardo di Capua.

Codice ISBN 978-88-9757742-3
PREFAZIONE
di Domenico Demasi

Mentre ero a cena con dei colleghi statunitensi e irlandesi ho potuto verificare personalmente quanto sia diffusa nel mondo la musica di Eduardo di Capua. Come talvolta faccio in occasioni conviviali, ho chiesto se conoscessero la musica di Eduardo di Capua. Ad una prima reazione dubbiosa e incerta, è seguito un esclamativo “Oh, Yeah! We know it!” non appena ho accennato il motivo di una canzone. “Cornetto!” mi hanno detto, e di fronte alla mia espressione interrogativa, mi hanno spiegato che fin dagli anni settanta nei paesi anglosassoni circola la pubblicità di un gelato, a noi in Italia ben noto, che ha come colonna sonora proprio quel motivetto che gli avevo canticchiato: ‘O Sole mio! I miei colleghi più ferrati poi mi hanno citato persino It’s Now or Never cantata da Elvis Presley o addirittura Pavarotti e Bocelli.
Ma credo che prima di cominciare la prefazione a questo libro debba dichiarare il mio conflitto d’interesse: sono il pronipote, per parte di mia madre, di Eduardo di Capua. Ciò basti a giustificare qualsiasi tono enfatico dovessi utilizzare.
All’inizio del 2017, pensando all’imminente centenario della morte di Eduardo di Capua, pensai che ci sarebbe stato bisogno di un esperto delle canzoni napoletane, ed in particolare della produzione musicale di Eduardo di Capua, per poterlo celebrare degnamente. Fu allora che mi ricordai di aver letto sul web un articolo in cui si annunciava che Ciro Daniele, appassionato ricercatore della storia della canzone napoletana, stava scrivendo una biografia proprio sul mio bisnonno.
Confesso che quell’articolo mi provocò sentimenti contrastanti. Prima di tutto gelosia per il fatto che un’altra persona stesse lavorando alla realizzazione di un sogno che credo di aver avuto fin da adolescente, quando incominciai a capire l’importanza del mio avo e, come molti a quell’età, avevo velleità di narratore; tuttavia provavo anche ammirazione e gratitudine per il fatto che qualcuno si stesse occupando, finalmente, della biografia di Eduardo di Capua. E in particolare nell’anno del centenario della sua morte. Questo mi permise di non rimuovere completamente quell’articolo, ma anzi addirittura di conservare in un angolo della mia mente il nome di colui che si stava occupando di questa faccenda, cosa che è già eccezionale di per sé, in quanto la mia capacità di ricordare i nomi dopo averli ascoltati o letti la prima volta è prossima allo zero.
Mi attivai quindi per cercare di contattare Ciro Daniele, convinto che il libro fosse già in via di pubblicazione, se non già uscito senza che io lo sapessi. E lo feci tramite mio zio. Aspettai dei giorni prima di chiamarlo, necessari a superare la mia innata ritrosia e difficoltà nei contatti telefonici. Ciro mi disse che sì, stava scrivendo la biografia di Eduardo, insieme al suo amico e collaboratore Antonio Raspaolo, anch’egli appassionato cultore della storia di Napoli. Azzardai a chiedergli a che punto stava e capii che non solo non era ancora finita, ma non c’era ancora un editore disposto a pubblicarla (in quell’occasione intuii anche il rapporto conflittuale che Ciro ha con le case editrici, cosa che traspare anche in diversi punti di questo libro).
Preso da una febbrile iperattività (subito sarcasticamente sottolineata dalla razionalità tipicamente femminile di mia moglie) contattai subito il mio amico Mauro Vingiani, grande (in tutti i sensi) compagno di classe del liceo e ora coinvolto nelle attività di una piccola casa editrice, contento di poter dare così il mio contributo a questa avventura (vedi “gelosia” di sopra...). Sapevo già che avrebbe reagito alla mia proposta con lo stesso mio entusiasmo un po’ puerile. Ed è stato così che il progetto della pubblicazione è iniziato, a partire da una passione (di Ciro, di Antonio), un sogno (il mio), la disponibilità (di Mauro), ed è continuato e si è realizzato con l’aggiunta delle idee e della immaginazione creativa di Marilena Lucente e di tutti gli autori dei racconti e opere figurative.
Questa seconda parte del libro rappresenta le emozioni e i sentimenti che ancora suscitano nell’animo delle persone la musica e i versi delle canzoni più belle di Eduardo di Capua.
La pubblicazione del libro avviene dopo un anno dal centenario della morte di Eduardo di Capua, ma poco importa; l’importante è che siamo riusciti a raccontare la vita di un Maestro della musica napoletana, che non aveva bisogno che fosse data voce alla sua arte, già diffusa e che fa emozionare in tutto il mondo, ma che aveva bisogno di essere ricordato come persona, anche se solo per quegli sprazzi di vita "normale" che sono arrivati fino a noi.
Per concludere questa nota, mi piace riportare alcune parole da una stupenda descrizione di Eduardo di Capua di un articolo della “Piedigrotta-Album” del 1902 (a cura di Salvatore Di Giacomo, pubblicazione della “Tavola Rotonda”) e che ha ispirato il titolo di questo libro:
“Il nome è sonoro, come quello di un cavaliere quattrocentesco al seguito di un re Aragonese. Se si chiamasse Marzio, per esempio, egli ricorderebbe qualcun di questi vecchi nobili signori napoletani, partito, alla testa d’una schiera di soldati, alla volta dei castelli pugliesi o basilischi. Tra’ miei appunti di storia regionale trovo, gusto, un Martio De Capoa, cavaliere e musicista, frequentatore della Corte di Ferrantino d’Aragona e suonatore di rebec, ch’era il violino del tempo.
Il malinconico Edoardo discende forse da quello? L’alito melodico è forse soffiato, a traverso quattro secoli, fino al più dolce, al più insinuante, al più toccante de’ canzonisti napoletani del secolo ventesimo? Costui davvero mi pare l’Amleto della canzone. Ma un Amleto non gonfio, non infermo, non saturo della filosofia morbosa che inacidì quello di Shakespeare: un principe, invece, del canto un po’ triste, ma tenero e gentile, del canto che si insinua, pieno di inquietudine e di dolore, nelle nostre fibre così passionali, del canto che s’esprime con un metodo speciale di combinazioni melodiche, generanti a mano a mano una specie d’eccitazione e di addormentamento. Le canzoni di Edoardo di Capua escono evidentemente da un cuore che accumula le sue emozioni meditative; non ve n’è una che non gli rassomigli, e tutte hanno quello charme per la cui definizione sensibilizzante non si trovano adatte parole nella solita letteratura settembrina. Insomma il suo genere, infinitamente cantabile, straordinariamente personale e pervadente, è d’una distinzione che nessun altro raggiunge – d’una distinzione tutta napoletana, fine e insinuante, solitaria ed eletta”.
Ciro DANIELE, Antonio RASPAOLO
Eduardo di Capua, l'Amleto della canzone. Biografia, Parole e Immagini sull'autore di 'O sole mio!
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